Quanti lustri ci separano, da ciò che eri e ciò ch’è stato. Dai ricordi di un bambino, da rincorse a perdi fiato. Dalla scuola e le sue madri,
Se così io mi rivelassi, tanto fragile da non piacere più ad alcuno e mi accorgessi
Portami il girasole, affinchè io lo trapianti, tra le memorie dimenticate di queste corti d’amanti. Portami l’affetto
Ho amato fino all’inverosimile. Sono stato amato sino alla disperazione. Ho tradito
Fuggi o speranza che mi grava che mi opprime. Fuggi,
Caro piccolo insetto, il tuo bozzolo è salvo la crisalide piena. Un fiore, un giorno,
Desideri senza pretese ci han forgiati. Seduti, su un altare di gradini
Ingegnere, Idraulico, Mercante. Soffri d’amor, Ne ebbe
Ti ho rubato una foto ieri sera mentre eri tra i tuoi amici. Non pensare male,
Se lo cercherai, lo troverai ai bordi delle strade o su di un gozzo acceso, mente nei suoi balocchi,
Ho imparato che rivalsa e vendetta non colmano quel vaso vuoto che è il dolore.
I matti stelle cadenti sulla riva, sul bordo tutto in salita della normalità.
Ho chiesto alle stelle di Castore e Polluce, dove ci porta questa via, dove conduce. Nel mentre in cui
L’amore non è un capriccio, un’ottemperanza o un’obbedienza cieca. È un miraggio, l’illusione
L’infinito... è una bolla misera, ubriaca, affranta.