Poiché dolcezza e ira sono conseguenza della disobbedienza, e la disobbedienza, dell’ingiustizia
Il tuo desiderio d’amore precisa: che é la conchiglia che spiaggia la riva. Che cerca una spiga
L’infinito... è una bolla misera, ubriaca, affranta.
Dieci piccoli indiani andarono al parco, uno rimase appeso, ancorato nel fango.
Libertà, diritti, catene, oppressi fardelli e anime “ubriache”.
T’amo, e più non odo le mie parole. Sol delle tue, ora m’è colmo
L’amore non è un capriccio, un’ottemperanza o un’obbedienza cieca. È un miraggio, l’illusione
Se togli tutto ad un uomo inevitabilmente, diverrà, un dittatore! Prima di tutto verso se stesso.
Caro, piccolo insetto, nel giorno scarno, piena crisalide, bozzolo salvo. Ti sarà donato
E fiumi più non odo di gente alcuna. Solo miseria che non vive e spare
È Natale! Ve lo dico con il cuore! È Natale! Siamo tutti più buoni... Me cojoni!
Un bacio ancora e ti vorrei tra le mie gambe nude. Ad ascoltare, sentire,
Voltati, la stella che ammiravi un tempo non porta più il tuo nome. Il tuo odio l’ha oscurata, l’ingratitudine
La verità non è un tempio, è una danza che muta tra colonne di alabastro. Si piega, balza su è giù, avanti e indietro, mutando.
Non ci saranno prediche, Né più sermoni, Su ciò che ha afflitto Noi, Uomini nuovi.