Ieri, toccavo il cielo con un dito. Non era per superbia, per vanità o altro.
T’amo, e più non odo le mie parole. Sol delle tue, ora m’è colmo
Ho amato fino all’inverosimile. Sono stato amato sino alla disperazione. Ho tradito
La verità non è un tempio, è una danza che muta tra colonne di alabastro. Si piega, balza su è giù, avanti e indietro, mutando.
Fuggi o speranza che mi grava che mi opprime. Fuggi,
Dieci piccoli indiani andarono al parco, uno rimase appeso, ancorato nel fango.
Portami il girasole, affinchè io lo trapianti, tra le memorie dimenticate di queste corti d’amanti. Portami l’affetto
Ho imparato che rivalsa e vendetta non colmano quel vaso vuoto che è il dolore.
Forse non tutti sanno che... Ti droghi!
L’infinito... è una bolla misera, ubriaca, affranta.
È Natale! Ve lo dico con il cuore! È Natale! Siamo tutti più buoni... Me cojoni!
E fiumi più non odo di gente alcuna. Solo miseria che non vive e spare
L’amore non è un capriccio, un’ottemperanza o un’obbedienza cieca. È un miraggio, l’illusione
Voltati, la stella che ammiravi un tempo non porta più il tuo nome. Il tuo odio l’ha oscurata, l’ingratitudine
Potete scalare una vetta, la più alta, con una corda o le sole vostre dita. Doppiare Capo Horn