#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)
Colui che ’l tutto fe’, fece ogni parte e poi del tutto la più bella scelse, per mostrar quivi le suo cose eccelse, com’ha fatto or colla sua divin’arte.
Spargendo gran bellezza ardente foco per mille cori accesi, come cosa è che pesi, c’un solo ancide, a molti è lieve e poco… Ma, chiuso in picciol loco,
Di te me veggo e di lontan mi chiamo per appressarm’al ciel dond’io derivo, e per le spezie all’esca a te arrivo, come pesce per fil tirato all’amo. E perc’un cor fra dua fa picciol segno
S’alcun legato è pur dal piacer molto, come da morte altrui tornare in vita, qual cosa è che po’ paghi tanta aita, che renda il debitor libero e sciolto? E se pur fusse, ne sarebbe tolto
I’ fu’, già son molt’anni, mille volte ferito e morto, non che vinto e stanco da te, mie colpa; e or col capo bianco riprenderò le tuo promesse stolte? Quante volte ha’ legate e quante sciolte
I’ sto rinchiuso come la midolla da la sua scorza, qua pover e solo, come spirto legato in un’ampolla: e la mia scura tomba è picciol volo, dov’è Aragn’ e mill’opre e lavoranti,
Del fiero colpo e del pungente strale la medicina era passarmi ’l core; ma questo è propio sol del mie signore, crescer la vita dove cresce ’l male. E se ’l primo suo colpo fu mortale,
Penso e ben so c’alcuna colpa preme, occulta a me, lo spirto in gran martire; privo dal senso e dal suo propio ardire il cor di pace, e ’l desir d’ogni speme. Ma chi è teco, Amor, che cosa teme
Non pur d’argento o d’oro vinto dal foco esser po’ piena aspetta, vota d’opra prefetta, la forma, che sol fratta il tragge fora; tal io, col foco ancora
Ben posson gli occhi mie presso e lontan… veder dov’apparisce il tuo bel volto; ma dove loro, ai pie’, donna, è ben tolt… portar le braccia e l’una e l’altra mano… L’anima, l’intelletto intero e sano
Quand’il servo il signor d’aspra catena senz’altra speme in carcer tien legato, volge in tal uso el suo misero stato, che libertà domanderebbe appena. E el tigre e ’l serpe ancor l’uso raffre…
Ben doverrieno al sospirar mie tanto esser secco oramai le fonti e ’ fiumi, s’i’ non gli rinfrescassi col mie pianto… Così talvolta i nostri etterni lumi, l’un caldo e l’altro freddo ne ristora,
I’ fu de’ Bracci, e se ritratto e privo restai dell’alma, or m’è cara la morte, po’ che tal opra ha sì benigna sorte d’entrar dipinto ov’io non pote’ vivo.
Colui che fece, e non di cosa alcuna, il tempo, che non era anzi a nessuno, ne fe’ d’un due e diè ’l sol alto all’un… all’altro assai più presso diè la luna. Onde ’l caso, la sorte e la fortuna
A che più debb’i’ omai l’intensa voglia sfogar con pianti o con parole meste se di tal sorte ’l ciel, che l’alma vest… tard’ o per tempo alcun mai non ne spogl… A che ’l cor lass’ a più languir m’invog…