#ScrittoriItaliani #ScrittriciDonne
Fra l’alte rive, irrefrenata e cieca, Va l’onda, e piange.—Il plumbeo cielo a… Non ha sorrisi la quieta vôlta. Non l’aura un soffio ne la notte bieca. Va l’onda, e piange. E nel suo grembo p…
Qui.... te solo, te solo.—Oh, lascia, l… Ch’io sfoghi sul tuo cor tutti i singult… Da tant’anni nel petto accumulati, Tutti gli affanni e i desiderî occulti..… Ho bisogno di pianto.
Io t’invoco, o Signore, Che nel buio mi guardi. Batte da lungi l’ore La bronzea squilla. È tardi. Spiega la notte l’ale....
... Toc-toc...—Chi batte alla mia porta… stanco.—« Entra : lascia sulla soglia i… Aggiungerò per te sul focolare un ceppo, e un fascio di formelle amare. Oh, quanta neve hai sul mantello !... A…
Tutto il giorno la bella creatura rise, mostrando lo splendor dei denti: carezzò bimbi, ornò la sua cintura di fiori, gorgheggiò con lieti accenti. Nulla in essa turbò l’agile e pura
La fioritura vostra è troppo breve, o rosei peschi, o gracili albicocchi nudi sotto i bei petali di neve. Troppo rapido è il passo con cui tocchi il suolo—e al tuo passar l’erba germogli…
Soffri in silenzio. Non chiamar nessuno a numerar le lacrime degli occhi tuoi. Sia pur grave il colpo che ti tocc… chieder coraggio ad altri è inopportuno. Conta nel tuo segreto ad uno ad uno,
Ruvida spada io son che il terren fende; Son forza ed ignoranza. In me stride la fame e il sol s’accende; Son miseria e speranza. Io conosco la sferza arroventata
Quando, senza pietà, pungente e rude In noi penètra il duol, L’anima le sue grandi ali dischiude Librata a vol. In alto, insanguinata aquila altera,
Oh, portami lassù, lassù fra i monti, Ove lampeggia e indura il gel perenne, Ove, fendendo i ceruli orizzonti, L’aquila spiega le sonanti penne; Ove il suol non è fango; ove del mondo
Credevi di conoscere il dolore, tu!... T’ammantavi del suo fosco manto con ampi gesti di tragedia,—e il pianto t’era una voluttà, come l’amore!... Ora che l’incontrasti a viso nudo,
Tu che sei bello, generoso e forte, Tu amor mi chiedi?... Oh, bada. Se gaudio e speme a te reca la sorte, Non ti gettar su la mia fosca strada. Va, di pace e d’amor ricca è la terra:
Tutte le stazïoni e tutti i porti videro quella che non è mai stanca e sotto il nero velo è così bianca, pallida in viso del pallor dei morti. Treni in corsa per monti e per radure
O grasso mondo di borghesi astuti Di calcoli nudrito e di polpette, Mondo di milionari ben pasciuti E di bimbe civette; O mondo di clorotiche donnine
Sogno.—Dinanzi al mio vagante sguardo Una turba fantastica traluce Tutta ravvolta ne la rossa luce Del tramonto di giugno austero e tardo. Son macri volti e petti strazïati,