Continua l’istesso paragone.
#ScrittoriItaliani #(XviRimeD’amoreSecolo)
II. Come va innanzi a l’altro sol l’aurora E da gli agi i mortali a l’opre invita, Cosí que’ segni a la penosa vita Mi richiamâr da la quiete allora;
Come il nocchier da gl’infiammati lampi, Dal sol nascente o da la vaga luna, Da nube che la cinga oscura e bruna O che d’intorno a lei sanguigna avvampi, Conosce il tempo in cui si fugga e scamp…
A’ servigi d’Amor ministro eletto Lucido specchio anzi ’l mio sol reggea, E specchio intanto a le mie luci io fea D’altro piú chiaro e piú gradito oggetto… Ella al candido viso ed al bel petto
Donna, nel mio ritorno Il mio pensiero a cui nulla pon freno Precorre dove il cielo è piú sereno, E se ne viene a far con voi soggiorno; Né da voi si diparte
#(XviRimeD’amoreSecolo)
Tre gran donne vid’io ch’in esser belle Mostran disparità, ma somigliante; Sí che ne gli atti e ’n ogni lor sembian… Scrive Natura—Noi siam tre sorelle.— Ben ciascuna io lodai, pur l’una d’elle
Ore, fermate il volo Nel lucido orïente, Mentre se ’n vola il ciel rapidamente; E, carolando intorno A l’alba mattutina
Io non posso gioire Lunge da voi, che siete il mio desire; Ma ’l mio pensier fallace Passa monti e campagne e mari e fiumi; E m’avvicina e sface
Palustri valli ed arenosi lidi, Aure serene, acque tranquille e quete, Marini armenti, e voi che fatti avete A verno più soave i cari nidi; Elci frondose, amici porti e fidi,
Lunge da voi, mio core, Mille volte m’uccide il mio dolore. Perché la mia partita Mi tolse l’alma; e s’io ripenso in lei 5Mi ritoglie la vita,
Mentre soggetto al tuo spietato regno Vissi, ove ricondurmi, Amor, contendi, Via piú de le procelle e de gl’incendi Temea pur l’ombra d’un tuo leve sdegno: Or che ritratto ho il cor da giogo indeg…
Quel ch’io nudrii per voi nel molle pett… Non solo fu desio, ma fero ardore Ed insolito foco e gran furore Che turbò l’alma e mi vi fe’ soggetto; E ciascun mio sospiro ed ogni detto
Messaggera de l’alba È quest’aura terrena E torbida talor, talor serena: Laura mia par celeste, Cosí bella io la veggio
Quel puro ardor che da i lucenti giri De l’anima immortale in me discese, Sì soave alcun tempo il cor m’accese Che nel pianto ei gioiva e ne’ sospiri. Come minacci Amor, come s’adiri,
Pensier, che mentre di formarmi tenti L’amato volto e come sai l’adorni, Tutti da l’opre lor togli e distorni Gli spirti lassi al tuo servigio intenti Dal tuo lavoro omai cessa, e consenti
Donna, sovra tutte altre a voi conviensi… Se luce e reti suona, il vostro nome; Perché m’abbaglio a lo splendor del viso E caggio poi con gli abbagliati sensi Al dolce laccio; e da le bionde chiome