#ScrittoriItaliani (XVI Rime secolo)
Esser non può già ma’ che gli occhi sant… prendin de’ mie, com’io di lor, diletto, rendendo al divo aspetto, per dolci risi, amari e tristi pianti. O fallace speranza degli amanti!
Per quel che di vo’, donna, di fuor vegg… quantunche dentro al ver l’occhio non pa… spero a’ mie stanchi e lassi pensier riposo a qualche tempo ancora; e ’l più saperne il peggio,
Non è più bassa o vil cosa terrena che quel che, senza te, mi sento e sono, onde a l’alto desir chiede perdono la debile mie propia e stanca lena. Deh, porgi, Signor mio, quella catena
Passo inanzi a me stesso con alto e buon concetto, e ’l tempo gli prometto c’aver non deggio. O pensier vano e stol… Ché con la morte appresso
Mentre che ’l mie passato m’è presente, sì come ognor mi viene, o mondo falso, allor conosco bene l’errore e ’l danno dell’umana gente: quel cor, c’alfin consente
Sepulto è qui quel Braccio, che Dio vol… corregger col suo volto la natura; ma perché perso è ’l ben, c’altri non cu… lo mostrò al mondo e presto sel ritolse.
D’altrui pietoso e sol di sé spietato nasce un vil bruto, che con pena e dogli… l’altrui man veste e la suo scorza spogl… e sol per morte si può dir ben nato. Così volesse al mie signor mie fato
Deposto ha qui Cecchin sì nobil salma per morte, che ’l sol ma’ simil non vide… Roma ne piange, e ’l ciel si gloria e ri… che scarca del mortal si gode l’alma.
El Dì e la Notte parlano, e dicono: Noi abbiàno col nostro veloce corso cond… alla morte el duca Giuliano; è ben giust… che e’ ne facci vendetta come fa. E la vendetta è questa: che avendo noi
Se fussin, perch’i’ viva un’altra volta, gli altru’ pianti a quest’ossa carne e s… sarie spietato per pietà chi langue per rilegar lor l’alma in ciel disciolta…
Perch’è troppo molesta, ancor che dolce sia, quella mercé che l’alma legar suole, mie libertà di questa vostr’alta cortesia
A la terra la terra e l’alma al cielo qui reso ha morte; a chi morto ancor m’a… ha dato in guardia mie bellezza e fama, ch’etterni in pietra il mie terrestre ve…
Qui vuol mie sorte c’anzi tempo i’ dorma… né son già morto; e ben c’albergo cangi, resto in te vivo, c’or mi vedi e piangi, se l’un nell’altro amante si trasforma.
S’egli è, donna, che puoi come cosa mortal, benché sia diva di beltà, c’ancor viva e mangi e dorma e parli qui fra noi, a non seguirti poi,
Se sempre è solo e un quel che sol muove il tutto per altezza e per traverso, non sempre a no’ si mostra per un verso, ma più e men quante suo grazia piove. A me d’un modo e d’altri in ogni altrove…