#ScrittoriItaliani
Solo ho amica la notte. Sempre potrò trascorrere con essa D’attimo in attimo, non ore vane; Ma tempo cui il mio palpito trasmetto Come m’aggrada, senza mai
Il tempo è muto fra canneti immoti... Lungi d’approdi errava una canoa... Stremato, inerte il rematore... I cieli Già decaduti a baratri di fiumi... Proteso invano all’orlo dei ricordi,
Tutto ho perduto dell’infanzia E non potrò mai più Smemorarmi in un grido. L’infanzia ho sotterrato Nel fondo delle notti
Dalla spoglia di serpe Alla pavida talpa Ogni grigio si gingilla sui duomi... Come una prora bionda Di stella in stella il sole s’accomiata
E gli alberi e la notte non si muovono più Se non da nidi.
E per la luce giusta, Cadendo solo un’ombra viola Sopra il giogo meno alto, La lontananza aperta alla misura, Ogni mio palpito, come usa il cuore,
E subito riprende il viaggio come dopo il naufragio un superstite lupo di mare
Volti al travaglio come una qualsiasi fibra creata perché ci lamentiamo noi?
Come questa pietra del S. Michele così fredda così dura così prosciugata
Vi arriva il poeta e poi torna alla luce con i suoi canti e li disperde Di questa poesia mi resta
Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie
Nelle vene già quasi vuote tombe L’ancora galoppante brama, Nelle mie ossa che si gelano il sasso, Nell’anima il rimpianto sordo, L’indomabile nequizia, dissolvi;
Nude, le braccia di segreti sazie, A nuoto hanno del Lete svolto il fondo, Adagio sciolto le veementi grazie E le stanchezze onde luce fu il mondo. Nulla è muto più della strana strada
Scalza varcando da sabbie lunari, Aurora, amore festoso, d’un’eco Popoli l’esule universo e lasci Nella carne dei giorni, Perenne scia, una piaga velata
Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro Di tanti