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Poesia “Vanni e Vanna” di Ada Negri Tags: Nessun tag Una notte d’inverno, Vanni e Vanna chiusero gli occhi alla lor dolce madre. Ad essi non lasciavi, o dolce madre,
Si parte: è mezzanotte.—È pigra la caval… Su le malferme rôte il veicol traballa: Su, frusta, o carrettier!... Per noi, dell’avventura lieti e securi f… Non ha minaccie il bosco, l’ombra non ha…
Quando, senza pietà, pungente e rude In noi penètra il duol, L’anima le sue grandi ali dischiude Librata a vol. In alto, insanguinata aquila altera,
L’uno ha vent’anni—è bello, innamorato, Dolce signor d’armonïosi canti, E sul suo labbro acceso ed inspirato Fioriscono per me gl’inni vibranti. Ei che descrive nel suo verso alato
Passan, compatti, tragici, severi, Colla testa scoperta. La cassa dell’estinto è ricoperta Di lunghi veli fluttuanti e neri. Un pensoso dolor fra ruga e ruga
Prega—sei solo.—Il tardo Passo qual triste idea qui t’ha guidato, O pallido vegliardo? Forse ti parla ne la chiesa oscura Quel Dio che ti fe’ grande e sventurato…
O grasso mondo di borghesi astuti Di calcoli nudrito e di polpette, Mondo di milionari ben pasciuti E di bimbe civette; O mondo di clorotiche donnine
L’uomo del camposanto, o Creatura, distesa ti trovò sull’erba diaccia, squallida salma senza sepoltura. E non avevi più capo nè braccia: solo il ventre mostravi allo stupore
Ella amava le gotiche navate Dei templi solitari; I ceri agonizzanti sugli altari, Il biascicar dei mistici Rosarî.
Ruvida spada io son che il terren fende; Son forza ed ignoranza. In me stride la fame e il sol s’accende; Son miseria e speranza. Io conosco la sferza arroventata
Ora mia, tutta mia, di solitudine piena!... Dardeggia l’anima al suo verti… vermiglia come il sommo di quegli alberi che il sol d’Ottobre, declinando, imporp… Fui dunque cieca sino a ieri?... I libe…
Suonavi al pianoforte un’ampia e lieve melodia di dolcezza, un Lied tedesco. Stillava il suon sulla mia febbre, fresc… sfaldandosi nel cuor come la neve. L’invincibile arsura che mi strazia
Quando lo vedo per la via fangosa Passar sucido e bello, Colla giacchetta tutta in un brandello, Le scarpe rotte e l’aria capricciosa; Quando il vedo fra i carri o sul selciat…
Tu vuoi saper chi io sia?... Fanciullo,… In deserta prigion chiuso e dannato Io sono augello dall’ali possenti; E chiedo il folgorar dei firmamenti, E qui m’agito e soffro incatenato.
Sui campi e su le strade Silenzïosa e lieve, Volteggiando, la neve Cade. Danza la falda bianca